
Vivere quotidianamente in uno stato di tensione e agitazione non solo non è salutare per l’organismo, ma è oltretutto disfunzionale a livello di produttività, sia domestica, lavorativa, o ludica; in poche parole rende difficoltoso lo svolgimento delle attività in tutti gli ambiti della vita.
Studiare per una verifica, preparare una presentazione per una riunione di lavoro, gestire l’organizzazione domestica, allenarsi per una gara sportiva, diventano compiti difficili che richiedono sforzi superiori al necessario e si presentano come ostacoli fonte di frustrazione, invece che come obiettivi.
Vediamo innanzitutto come si presenta a livello psicofisico questo stato di tensione:
- il cuore batte più velocemente e più forte (sento distintamente i battiti nel petto)
- la respirazione è irregolare, a volte accelerata e superficiale, a volte assente (apnea)
- i muscoli sono tesi, contratti, con indolenzimenti e difetti posturali
- i pensieri accelerano e si sovrappongono con la conseguente difficoltà a finalizzarli, ad isolarli e renderli funzionali ad un obiettivo
- sussiste una generale sensazione di dover “fare in fretta”, con impossibilità ad indugiare sull’attimo presente
- è presente una difficoltà a concentrarsi a lungo su un compito, una lettura, una qualunque attività
Questa condizione protratta nel tempo, ha ripercussioni negative su tutto l’organismo, che si traducono in maniera schematica in:
- stanchezza fisica e mentale
- alterazioni dell’umore
- mal di stomaco
- mal di testa
- disappetenza o fame eccessiva con relativa modificazione del peso corporeo
- disturbi del sonno
- bruxismo
fino ad arrivare a:
- patologie cardiovascolari
- ipertensione
- disturbi gastrointestinali cronici
- patologie muscolo-scheletriche
- disturbi d’ansia e dell’umore
La genesi di tale quadro di tensione psicofisica è riferibile alla storia di ciascuno e può avere radici lontane, ma non ho qui l’obiettivo di analizzarne le possibili cause, quanto piuttosto suggerire alcune strategie per gestirlo, giungendo nel tempo ad una condizione di maggiore tranquillità e distensione generale.
Se all’inizio di un percorso, le seguenti attività possono essere definite strategie, nel tempo è auspicabile diventino parte integrante del proprio approccio alla vita:
Yoga – pratiche di respirazione – meditazione – tecniche di rilassamento – attività sportiva – cura dell’alimentazione – hobby – arte – lettura di poesie – coltivare il bello soggettivo – dedicarsi a ciò che fa stare bene – eliminare le distrazioni superflue.
Il primo passo di un percorso di cura di sé e riconoscere di avere un disagio, che in questo caso in particolare, è la presenza di tensione, irrequietezza, nervosismo, agitazione. Il secondo passo è decidere di agire per trovare una soluzione. A questo punto ciascuno può individuare le strategie più adatte a sé e darsi da fare mettendole in atto in autonomia, sfruttando la propria determinazione e forza di volontà. Non sempre è così facile, non per tutti. “Affidarsi” ad un terapeuta o ad una guida per l’avvio di un tale percorso potrebbe essere una possibilità per affermare altrettanta determinazione nel voler prendersi cura di sé.
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